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Mercato immobiliare e l'effetto CORONA VIRUS

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Coronavirus, cosa aspettarsi per il mercato immobiliare

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Pubblicato il 26-03-2020

Nel 2019 si sono registrate 662.000 compravendite immobiliari (dato in costante crescita dal 2015, fonte Nomisma) di cui oltre il 90% nel comparto residenziale, con una stabilizzazione sostanziale dei prezzi degli immobili.
Comparando l’investimento immobiliare con altre alternative (fondi, azioni, obbligazioni, ecc.) il mattone si è dimostrato il più stabile, sicuro e redditizio nel medio-lungo termine, sostenuto da oggettive esigenze abitative e da un costo del denaro ai minimi storici, al contrario i soldi parcheggiati nei conti bancari e nei titoli di stato non rendono praticamente più: in borsa (soggetta ad eventi e speculazioni internazionali sempre più frequenti) non ci stupisce più vedere volatilizzati miliardi di euro in pochi giorni, solo nelle prime settimane di marzo 2020 ci sono state perdite del 30% circa (nel 2108 guerra dazi USA-Cina -13%, nel 2011 la crisi del debito sovrano -19%, nel 2007 fallimento Lehman Brothers -54%, nel 2001 attacco Torri Gemelle a NewYork -46%, solo per citare alcuni esempi), negli ultimi anni si sono perpetrati crolli di borsa sempre più frequenti, sempre più condizionati da quello che accade in un mondo sempre più interconnesso e influenzato dalla tecnofinanza.
Sicuramente l’effetto corona virus si sentirà per tutto il 2020 ed, oltre alle importanti ripercussioni borsistiche, non lascerà indenne il mercato immobiliare italiano: se le misure restrittive imposte dal governo (chiusure attività, divieti di circolazione, ecc.) non andranno oltre fine maggio/inizio giugno quasi tutte le imprese rimarranno attive, seppur provate dalla lunga apnea forzata (ben diverso sarebbe lo scenario se lo “shut-down” fosse prolungato oltre questo periodo, con conseguente chiusura totale di molte attività).
Col primo scenario (il meno peggio, per dire così) per l'anno in corso si prevedono un numero di transazioni immobiliari leggermente inferiori alle 600.000 unità (con un calo del 10% del numero delle compravendite) ed un lieve calo dei prezzi, nell’ordine del 5%, nel biennio 2020-2021.